La via del Buddha


Tutti o quasi conoscono la storia di Siddharta Gautama: figlio di un raja che lo aveva tenuto al riparo dalle "bruttezze" del mondo facendolo vivere nella ricchezza e opulenza del suo palazzo mosso da forte curiosità scappò dal palazzo per scoprire il mondo e la verità dell'esistenza dopo essere stato sconvolto dalla vista della vecchiaia, della malattia e della morte. Negli anni a venire si unì a diverse scuole e dottrine che promettevano l'illuminazione. Dopo molti anni di pratica, ascetismo e privazioni stanco e frustrato si sedette sotto un ficus determinato a non alzarsi fino a quando non avesse raggiunto ciò che cercava. Si narra che dopo 7 settimane di intenso raccoglimento alla fine dopo una notte intera di meditazione allo spuntare della prima stella del mattino raggiunse finalmente il Nirvana.

Quello che ritengo determinante nella storia del Buddha Gautama è che dopo aver seguito tradizioni, scuole e dottrine, Siddharta raggiunse l'illuminazione quando decise di lasciarle e fare da sé.

La ricerca spirituale è un viaggio. Dottrine e insegnamenti sono indicazioni e consigli sulla strada da percorrere, su come affrontare certi ostacoli lungo il cammino che ci danno i "maestri" o più semplicemente chi ha fatto il viaggio ed è arrivato alla "meta".

Ma la ricerca spirituale è un viaggio che va fatto e va fatto da sé. Chi intraprende il cammino seguendo le indicazioni di una determinata dottrina deve prima o poi affrancarsi perché la chiave del viaggio è l'esplorare per sé, trovare il modo di aggirare gli ostacoli da soli, conoscere per sé il terreno e la via. Solo così si può arrivare a destinazione. La particolarità del viaggio è proprio questa. È un viaggio particolare perché è una meta "particolare". La meta non è esattamente e semplicemente un posto preciso altrimenti lo si potrebbe raggiungere seguendo alla lettera e "ciecamente" indicazioni mappe e cartelli. La particolarità della meta invece, richiede proprio che si faccia il cammino con le proprie forze, fidandosi di sé stessi, affidandosi a sé stessi perché il cammino è proprio la ricerca di sé stessi e della propria natura. Per comprendere la propria natura ci si può affidare alle indicazioni di altri fino a un certo punto ma c'è e ci deve essere un momento in cui comprendere la propria natura significa proprio il ricercarla per sé e da sé, abbandonando ogni suggerimento e ogni via tracciata perché ogni suggerimento e ogni via tracciata condurranno inevitabilmente da qualche altra parte.

Il Buddhismo è la dottrina che nasce dopo che Gautama completò il suo percorso, ma ciò che ci insegna proprio Gautama è questo. Gautama raggiunse la meta quando decise con ferma determinazione di essere solo nella sua ricerca, libero da ogni condizionamento che le dottrine gli avevano "appiccicato" addosso. Il cammino spirituale è un "alleggerimento" e si raggiunge la meta quando tutti i condizionamenti sono stati rimossi e si può finalmente "vedere" la Verità. Non si potrà mai vedere la Verità fino a che i condizionamenti delle dottrine peseranno sulle spalle. È un atto di coraggio necessario, non è disconoscere le dottrine, non è tradire il maestro ma è emanciparsi e assaggiare con la propria lingua ciò che è stato descritto dagli altri solo così si conoscerà davvero il "sapore" di ciò che si sta cercando.


(Monàs)