Quando ero bambino 


Quando ero bambino riflettevo spesso su come sarebbe il mondo senza una "mente umana", una coscienza, a vederlo e riconoscerlo. Mi chiedevo: "che senso ha la Luna, gli alberi, gli animali, il mare etc, se non c'è nessuno a vederli, a sentirli, a conoscerli?" La Luna splenderebbe lo stesso? Il vento farebbe comunque ondeggiare e frusciare gli alberi e gli animali continuerebbero a lottare per la sopravvivenza?Il mare continuerebbe a ondeggiare? Perché? Per chi? E cosa significa allora "splendere" e "frusciare" e "ondeggiare" senza occhi e orecchie? Questi interrogativi, che somigliano molto al koan zen "che rumore fa un albero che cade nella foresta se non c'è nessuno ad ascoltarlo?" mi spingevano a sforzarmi di immaginare il mondo senza nessuno, senza occhi e orecchie a vederlo e sentirlo. Entravo così spontaneamente in stati meditativi nei quali la realtà delle cose diveniva evidente oltre e prima di ogni coscienza, di ogni concetto! Anche se è impossibile renderlo a parole ciò che diveniva evidente è che se l'apparenza delle cose dipende da qualcuno che le veda e senta, l'essenza dell'esistenza delle cose non ha bisogno di nulla, si autoregge, è coerente, indipendente, dipendente solo da se stessa. Il mondo è esistito per miliardi di anni da solo, senza menti e sensi umani (coscienze), del resto! E esisterà per miliardi di anni anche dopo che le menti e i sensi umani saranno svaniti inghiottiti dal tempo. Entravo in una "oscurità assolutamente silenziosa"(per i sensi), eppure assolutamente splendente, rumorosa, viva, vibrante, nella quale la natura delle cose si spiegava e manifestava magicamente. Trovo che una magnifica meditazione sia proprio il cercare il rumore dell'albero che cade senza nessuno che lo ascolti, o lo splendere della Luna senza nessuno a vederla. L'esistenza del mondo senza nessuno a conoscerlo. Entrare nel mondo prima che ogni coscienza venisse alla luce. 

(Monàs)